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Facile Ristrutturare e il mito dei “soldi facili”: l’edilizia vera è sudore, competenza e responsabilità

Immagine del redattore: GIUSEPPE MARSEGLIA
GIUSEPPE MARSEGLIA
9 ago
Tempo di lettura: 9 min


Negli ultimi anni il mondo delle ristrutturazioni è cambiato profondamente.

Sono cambiate le normative, sono arrivati nuovi bonus fiscali, lo sconto in fattura e la cessione del credito hanno modificato il mercato e, contemporaneamente, il marketing è entrato con una forza enorme in un settore che per decenni aveva funzionato soprattutto attraverso il territorio, il passaparola e il rapporto diretto tra cliente, tecnico, artigiano e impresa.

Poi sono arrivati i grandi marchi, le campagne pubblicitarie, le promesse di ristrutturazioni semplici, veloci, convenienti e apparentemente senza pensieri.

Il recente caso giudiziario che ha coinvolto esponenti legati a Facile Ristrutturare, sul quale saranno naturalmente le autorità competenti ad accertare responsabilità e fatti, mi ha spinto a registrare un video.

Non voglio sostituirmi alla magistratura e questo articolo non vuole essere un processo a una singola società.

Voglio parlare di qualcosa di molto più grande.

Voglio parlare dell'edilizia.

Dell'edilizia che conosco io.

Quella fatta di persone che si alzano presto la mattina, aprono un cantiere quando fuori fa freddo, lavorano sotto il sole d'agosto, risolvono problemi, rispettano scadenze e mettono ogni giorno la propria faccia davanti al cliente.

Perché c'è una cosa che continuo a pensare:

L'edilizia non è soldi facili. L'edilizia è sudore, fatica, competenza e passione.

Ed è proprio da qui che voglio partire.

Quando la ristrutturazione diventa un prodotto da vendere

Per anni abbiamo assistito a una trasformazione.

Ristrutturare un appartamento è stato progressivamente raccontato come se fosse diventato semplice.

Preventivo.

Sconto.

Rata.

Bonus.

Chiavi in mano.

Tutto apparentemente facile.

Ma chi lavora davvero nell'edilizia sa che dietro una ristrutturazione completa di un appartamento esiste un mondo incredibilmente complesso.

Prima ancora che un muratore entri nell'abitazione possono essere necessarie verifiche urbanistiche e catastali, accessi agli atti, rilievi, progettazione, computi metrici, scelta dei materiali, valutazione degli impianti, preventivi e pratiche edilizie.

Poi inizia il cantiere.

Ed è lì che arriva la parte più difficile.

Demolizioni.

Massetti.

Tramezzi.

Impianto elettrico.

Impianto idrico.

Climatizzazione.

Intonaci.

Cartongesso.

Impermeabilizzazioni.

Pavimenti.

Rivestimenti.

Sanitari.

Serramenti.

Porte.

Tinteggiatura.

Finiture.

Ogni lavorazione deve entrare nel momento corretto.

Ogni artigiano deve coordinarsi con quello precedente e con quello successivo.

Un errore fatto oggi può diventare un problema tra tre settimane.

Ecco perché continuo a ripeterlo:

una ristrutturazione non è un prodotto da mettere nel carrello.

È un processo tecnico e organizzativo complesso.

La casa non è un prodotto qualsiasi

C'è poi un aspetto che secondo me viene dimenticato troppo facilmente.

La casa rappresenta uno dei beni più importanti per moltissime famiglie italiane.

Dietro l'acquisto di un appartamento possono esserci venti o trent'anni di mutuo.

Ci sono i risparmi di una vita.

Ci sono magari i soldi messi da parte dai genitori.

Ci sono sacrifici.

Ci sono rinunce.

E soprattutto c'è un progetto familiare.

Quando una persona ci consegna le chiavi della propria abitazione e ci affida una ristrutturazione, non ci sta semplicemente affidando dei muri.

Ci sta affidando una parte importantissima della propria vita.

Questa responsabilità dovrebbe essere ricordata da chiunque lavori nel nostro settore.

Dal progettista.

Dal geometra.

Dal direttore lavori.

Dall'impresa.

Dall'idraulico.

Dall'elettricista.

Dal piastrellista.

Fino all'ultimo artigiano che entra in quell'appartamento.

L'edilizia che conosco io è un'altra cosa

Io sono cresciuto professionalmente in questo mondo.

E l'edilizia che conosco io ha un volto completamente diverso rispetto alla rappresentazione patinata che spesso vediamo sui social.

È fatta di operai che arrivano in cantiere la mattina presto.

È fatta di artigiani con le mani segnate dal lavoro.

È fatta di persone che caricano materiali, demoliscono muri, spostano macerie e lavorano in ambienti che, soprattutto nelle prime fasi della ristrutturazione, sono tutto fuorché confortevoli.

È fatta di freddo.

Di caldo.

Di polvere.

Di rumore.

Di fatica.

Ma anche di una quantità enorme di competenza.

Perché un bravo muratore non è semplicemente qualcuno che mette dei mattoni.

Un bravo piastrellista non è semplicemente qualcuno che incolla delle piastrelle.

Un bravo idraulico non è semplicemente qualcuno che collega dei tubi.

Dietro un artigiano capace ci sono anni, a volte decenni, di esperienza.

C'è una sensibilità che non si impara guardando un tutorial.

C'è la capacità di vedere un problema prima ancora che diventi un problema.

Questa è l'edilizia che voglio difendere.

Gli artigiani non sono un costo da comprimere

Uno degli errori più pericolosi che possiamo fare è considerare la manodopera esclusivamente come un costo.

Se l'unico obiettivo diventa abbassare continuamente il prezzo, prima o poi qualcosa deve cedere.

La qualità?

I materiali?

I tempi?

La sicurezza?

La retribuzione delle persone?

La redditività dell'impresa?

Un'azienda sana deve guadagnare.

Un professionista deve guadagnare.

Un artigiano deve guadagnare.

Non c'è nulla di sbagliato.

Anzi.

Un'impresa che produce margine può acquistare attrezzature migliori, formare i propri collaboratori, mantenere una struttura organizzata e intervenire quando nasce un problema.

Il problema non è il profitto.

Il problema nasce quando il profitto viene separato dal valore realmente prodotto.

Il grande equivoco dei prezzi troppo bassi

Quando ricevo clienti che stanno valutando una ristrutturazione, una delle prime cose che consiglio è di non confrontare esclusivamente il numero scritto in fondo al preventivo.

Due preventivi da 50.000 e 65.000 euro potrebbero non rappresentare affatto lo stesso lavoro.

Bisogna capire cosa contengono.

Quali materiali?

Quali quantità?

Quali lavorazioni?

Quali assistenze murarie?

Quale impiantistica?

Quali finiture?

Come vengono gestiti gli imprevisti?

Chi coordina il cantiere?

Chi controlla quello che viene realmente realizzato?

Quali documentazioni saranno consegnate alla fine?

La domanda corretta non dovrebbe essere:

"Chi mi fa spendere meno?"

Dovrebbe essere:

"Chi mi offre il miglior rapporto tra prezzo, qualità, organizzazione e tutela?"

Sono due domande completamente diverse.

Il ruolo del geometra: tutelare il proprietario

Ed è proprio qui che entra in gioco una figura che considero fondamentale durante una ristrutturazione: il tecnico del committente.

Personalmente ritengo che il mio compito non finisca con la presentazione di una CILA.

La pratica edilizia è solamente una parte del lavoro.

Quando seguo una ristrutturazione voglio conoscere il progetto, le lavorazioni, i materiali, i costi e l'organizzazione del cantiere.

Il proprietario spesso non possiede le conoscenze tecniche necessarie per verificare ciò che sta accadendo.

Ed è perfettamente normale.

Non è il suo lavoro.

Quando un'impresa propone una soluzione tecnica, il proprietario dovrebbe avere qualcuno capace di valutarla.

Quando arriva un preventivo, dovrebbe esserci qualcuno capace di leggerlo.

Quando viene realizzato un impianto, qualcuno dovrebbe controllare che quanto eseguito corrisponda al progetto e alle lavorazioni concordate.

Quando arriva un SAL, bisogna verificare cosa sia stato effettivamente realizzato.

Il tecnico deve essere una tutela per il committente.

Non semplicemente una persona che produce documenti.

Dal computo metrico alla scelta dell'impresa

Uno degli strumenti che considero più importanti prima di iniziare una ristrutturazione è il computo metrico estimativo.

Perché?

Perché permette di trasformare un generico:

"Quanto costa ristrutturare questa casa?"

in un elenco concreto di lavorazioni.

Demolire quanti metri quadrati?

Realizzare quanti metri di tramezzi?

Quanti punti elettrici?

Quanti metri di tubazione?

Quale pavimentazione?

Quali materiali?

Quali quantità?

Quando più imprese formulano la propria offerta partendo dallo stesso documento, il proprietario può finalmente confrontare offerte maggiormente omogenee.

Non mele con pere.

Ma lavorazioni con lavorazioni.

Questo riduce incomprensioni, extra e discussioni durante il cantiere.

Il contratto d'appalto è una tutela, non una formalità

Una volta scelta l'impresa, un altro passaggio importante è definire chiaramente il rapporto.

Importi.

Lavorazioni.

Tempi.

Modalità di pagamento.

SAL.

Responsabilità.

Eventuali varianti.

Documentazione.

Tutto dovrebbe essere definito il più chiaramente possibile prima di iniziare.

Perché il momento peggiore per discutere di queste cose è quando il cantiere è già aperto.

Quando pavimenti e muri sono stati demoliti, il proprietario ha un potere contrattuale completamente diverso.

Prevenire significa evitare molti problemi.

Direzione lavori: non significa comparire ogni tanto in cantiere

La direzione lavori non dovrebbe essere interpretata come una firma sulla pratica.

Per me significa entrare realmente nel processo.

Controllare.

Coordinare.

Documentare.

Confrontarsi con le imprese.

Risolvere problemi.

Verificare le varianti.

Controllare le lavorazioni più delicate prima che vengano coperte dalle lavorazioni successive.

Pensiamo agli impianti.

Quando vengono chiuse tracce, contropareti o pavimentazioni, una parte importantissima del lavoro diventa invisibile.

Fotografare, controllare e documentare prima significa avere informazioni preziose anche in futuro.

E poi c'è la sicurezza

Un cantiere rimane un luogo di lavoro.

Anche quando si trova all'interno di un appartamento di 70 metri quadrati.

Demolizioni, attrezzature elettriche, scale, ponteggi, carichi, polveri e lavorazioni contemporanee generano rischi reali.

Quando ricorrono i presupposti previsti dalla normativa, entrano inoltre in gioco gli obblighi relativi al coordinamento della sicurezza.

La sicurezza non dovrebbe mai essere considerata un pezzo di carta necessario soltanto perché "lo chiede la legge".

Dietro ogni operaio c'è una persona.

Dietro quella persona c'è spesso una famiglia.

Questo dovrebbe bastare.

Bonus fiscali: la pratica non può essere improvvisata

Un altro grande tema degli ultimi anni riguarda le detrazioni fiscali.

Ho incontrato molte persone convinte che fosse sufficiente ricevere una fattura ed effettuare un bonifico parlante.

Non sempre è così semplice.

Bisogna capire quali interventi vengono effettuati, come vengono inquadrati urbanisticamente, quali titoli sono necessari, quali spese risultano agevolabili e quali adempimenti devono essere rispettati.

L'aspetto edilizio, quello fiscale e quello documentale devono dialogare.

Ecco perché prima di iniziare i lavori è molto meglio impostare correttamente l'intervento anziché cercare di sistemare i documenti quando il cantiere è ormai concluso.

CILA, progettazione e cantiere devono parlare la stessa lingua

Questo è un altro punto che considero fondamentale.

Non dovrebbe esistere una CILA completamente scollegata da ciò che avviene realmente nell'appartamento.

Il progetto autorizzato deve corrispondere al progetto che viene realizzato, salvo le eventuali varianti correttamente gestite.

Alla fine dei lavori bisogna poi verificare ciò che è stato effettivamente costruito.

Perché un problema apparentemente piccolo oggi può trasformarsi in un problema molto più grande quando, tra dieci anni, quell'immobile dovrà essere venduto.

Il problema non è il marketing

Voglio essere molto chiaro anche su questo.

Io credo nel marketing.

Utilizzo personalmente internet, il mio sito, Google e i social per raccontare il mio lavoro.

Credo che un professionista oggi debba comunicare.

Mostrare i cantieri.

Spiegare le normative.

Raccontare i problemi.

Far vedere le soluzioni.

Il problema nasce quando il marketing diventa più importante del servizio.

Quando l'immagine dell'azienda è gigantesca e dietro quell'immagine non esiste una struttura altrettanto solida.

Il marketing dovrebbe amplificare quello che sei.

Non sostituirlo.

Prima di affidare la vostra casa a qualcuno, andate a conoscerlo

Questo è forse il consiglio più semplice che posso dare.

Andate a conoscere le persone alle quali state per affidare la vostra casa.

Visitate la sede.

Parlate con il tecnico.

Parlate con l'impresa.

Cercate di capire chi sarà il vostro referente.

Chiedete chi entrerà in cantiere.

Guardate lavori già realizzati.

Controllate le recensioni, ma non fermatevi alle recensioni.

Fate domande.

Tante.

Un professionista serio non dovrebbe avere paura delle domande di un cliente.

Diffidare dell'offerta più spettacolare

Sui social siamo abituati a essere bombardati da offerte.

Prezzi incredibili.

Sconti.

Promesse.

Tempi record.

Ma quando si tratta della propria casa bisogna cambiare mentalità.

Non state acquistando un paio di scarpe.

State scegliendo le persone che entreranno dentro il vostro patrimonio e lo modificheranno fisicamente.

Se qualcosa viene realizzato male, le conseguenze possono durare anni.

Per questo l'offerta più attraente dal punto di vista commerciale non coincide necessariamente con quella più conveniente nel lungo periodo.

Un cantiere perfetto non esiste. Un cantiere controllato sì.

Chi vi promette che durante una ristrutturazione non ci sarà mai un problema probabilmente non conosce davvero i cantieri.

Gli imprevisti esistono.

Apriamo pavimenti costruiti magari quarant'anni fa.

Demoliamo pareti.

Scopriamo tubazioni.

Interveniamo su edifici esistenti.

Può emergere qualcosa che non era visibile.

La differenza non la fa necessariamente l'assenza assoluta di problemi.

La differenza la fa il modo in cui quei problemi vengono affrontati.

Serve qualcuno che sappia prendere una decisione tecnica.

Valutarne i costi.

Parlarne con il proprietario.

Coordinare l'impresa.

E andare avanti.

Questa è direzione lavori.

Il valore della presenza sul territorio

Io credo ancora moltissimo nella presenza fisica.

In un mondo in cui possiamo acquistare praticamente qualsiasi cosa online, ritengo che alcuni servizi debbano continuare ad avere un volto.

Un ufficio.

Una squadra.

Dei collaboratori.

Dei professionisti.

Delle persone che il cliente può incontrare.

Non significa che una grande società sia automaticamente peggiore di una piccola impresa locale.

Assolutamente no.

Significa però che il cliente dovrebbe sapere chi si assume concretamente la responsabilità del suo lavoro.

La mia idea di edilizia

Io voglio continuare a credere in un'edilizia diversa.

Un'edilizia fatta di professionisti che studiano.

Di imprese che investono.

Di artigiani che conoscono il proprio mestiere.

Di operai che vengono rispettati.

Di clienti informati.

Di preventivi comprensibili.

Di computi metrici.

Di contratti.

Di sicurezza.

Di direzione lavori.

Di responsabilità.

Di strette di mano che valgono ancora qualcosa.

E naturalmente anche di aziende che guadagnano.

Perché guadagnare facendo bene il proprio lavoro è sano.

Quello che non appartiene alla mia idea di edilizia è la ricerca ossessiva del denaro facile.

L'edilizia è sudore, fatica. Ma soprattutto passione.

Quando ho realizzato il video che accompagna questo articolo volevo trasmettere esattamente questo messaggio.

Non volevo semplicemente commentare una notizia.

Volevo parlare a tutti quegli artigiani, tecnici, muratori, piastrellisti, idraulici, elettricisti, serramentisti, decoratori e piccoli imprenditori che ogni mattina aprono il furgone e iniziano a lavorare.

A quelli che magari non diventeranno mai protagonisti di campagne pubblicitarie nazionali.

A quelli che non promettono rivoluzioni.

Ma che da venti o trent'anni costruiscono, ristrutturano e sistemano le case degli italiani.

Questa è l'edilizia nella quale credo.

Sudore.

Fatica.

Competenza.

Responsabilità.

Sacrificio.

E soprattutto passione.

Perché quando dopo settimane o mesi di lavoro consegniamo le chiavi di una casa completamente trasformata e vediamo la soddisfazione del proprietario, ricordiamo perché facciamo questo mestiere.

Devi ristrutturare casa a Torino o provincia?

Prima di partire dal prezzo, parti dal progetto.

Prima di scegliere un'impresa, verifica cosa deve essere realmente realizzato.

Prima di iniziare i lavori, verifica la situazione urbanistica e catastale dell'immobile.

E soprattutto scegli un professionista che possa rappresentare i tuoi interessi durante tutto il percorso.

Come geometra seguo interventi di ristrutturazione dalla fase preliminare fino alla conclusione del cantiere: verifica documentale, rilievo, progettazione, CILA o altra pratica edilizia necessaria, computo metrico, confronto dei preventivi, direzione lavori, coordinamento delle lavorazioni e gestione della sicurezza quando prevista.

Perché il mio compito non è semplicemente presentare una pratica edilizia.

Il mio compito è tutelare il proprietario di casa.

E quando qualcuno mi affida la propria abitazione, è questa la responsabilità che sento prima di tutto.






Geometra Giuseppe Marseglia

Pratiche edilizie – CILA – Progettazione – Computi metrici – Direzione lavori – Sicurezza – Ristrutturazioni

Via Bernardino Luini 96/d 10149 Torino

 
 
 

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